Partecipo alla mostra con un’istallazione dal tema:

IL LAVORO DELLA DOLCEZZA Esiste un parallelo: di fronte all’immagine di una ragazza che stende i panni, un’impressione quasi romantica e idilliaca, si nasconde un duro lavoro. Dove si ritrovano mani screpolate, portare pesi, “ ..si sfrega, si sbatte, si insapona, si risciacqua e si rinsapona finché i panni sono bianchi come la neve “. Al suo fianco: il pentolone, la cenere, il fuoco, fulcro di ogni fabbrica,: dalla materia del duro lavoro alla purezza del pulito, al profumo dell’incanto. Poco distante concretamente e concettualmente la fabbrica Cima Norma che dalla materia e dal duro lavoro produce dolcezze. Dolcezze create dal lavoro di molte persone, tra cui molte giovanissime donne operaie. Noi vediamo la ragazza di schiena, ed entriamo all’interno, una trasformazione strato dopo strato, panno dopo panno, foglio dopo foglio. Dallo scuro pian piano si va verso il chiarore, il lindo, il puro incanto, dove la trasparenza rimane ancora permeata da tutta l’essenza della sua narrazione. Una trasparenza indelebile e profonda. Sono calligrafie sincere, parole dette e parole inconsce, processi interiori che parlano dell’anima in trasformazione alla ricerca della purezza e del profumo per lasciarsi e sapersi incantare, sempre.

apertura fino al 20 maggio 2018 

Apertura spazi espositivi:
dal mercoledì alla domenica, dalle 12:00 alle 19:00,
o su appuntamento: [email protected], +41 79 737 44 39 

Strada Vecchia 100
CH-6717 Torre Blenio
www.chocfact.ch

INGRESSO GRATUITO

Questa mostra nasce da un pensiero di Ermanno Cristini, Al Fadhil, Franco Marinotti, Luca Scarabelli

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io fossimo presi per incantamento (Dante Alighieri, Liriche) 

Artisti invitati:

Simona Barbera, Sergio Breviario, Umberto Cavenago, Gianluca Codeghini, Ermanno Cristini, Carlo Dell’Acqua, Hannes Egger, Elena El Asmar, Ronny Faber Dahl, Gabriela Hess, Michele Lombardelli, M+M, Angelo Mosca, Giancarlo Norese, Luca Pancrazzi, Javier Peñafiel, Luca Scarabelli, Ivana Spinelli, Giovanni Termini, Enzo Umbaca, Alejandro Vidal.

Questa avventura nasce dall’incontro di due progetti, Walkabout e Foreignness con un luogo, la Fabbrica del Cioccolato e la Valle di Blenio, due progetti autonomi ma accomunati dall’interesse per la traduzione e il territorio.

Oggi il destino dell’opera d’arte è caratterizzato da un inevitabile “rotolamento” attraverso i media e i formati, dando luogo a un processo di continua codifica e transcodifica, o meglio di traduzione. Anche il territorio con la sua storia è soggetto a percorsi di trasformazione culturale, oltre che funzionale-economica, i quali mutandone progressivamente l’identità innescano una successione di atti di traduzione, ovvero di testimonianza.

Agire le testimonianze è il timone dell’avventura in questo luogo, la Fabbrica del Cioccolato e la sua valle, un luogo che induce all’incanto. Ad esercitare
il rapimento sono il suo sovradimensionamento, la sua storia di transizione lungo usi diversi — da centrale idroelettrica a fabbrica di birra a fabbrica del cioccolato a centro per l’arte contemporanea — e il suo essere in mezzo alle montagne, come un corpo che appare in forma di improvvisa deviazione, imponendosi allo stupore dello sguardo.

Le opere, attraverso l’intreccio dei linguaggi, vogliono richiamarsi per suggestione, pungere e condizionare il sentimento, guardando l’ambiente sia per le sue particolarità fisiche che in quanto spazio delle persone dove emergono le tracce di una storia. L’incanto diventa allora la capacità di acuire lo sguardo e di disporsi a vivere la “meraviglia” come forma
di estraordinarietà dell’ordinario.

Così considerata, una “mostra” non è un semplice allineamento di opere ma una sorta di organismo che cresce quasi naturalmente alla ricerca di un suo equilibrio che, se riesce, corrisponde ad una nuova attribuzione di senso al luogo; ad un “riuso” orientato a favorire per tutti, e per gli abitanti della valle soprattutto, nuove forme di consapevolezza.